L’ansia pre-gara

di Claudia Gambarino

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Mancano pochi minuti alla partenza della gara… il cuore inizia a battere all’impazzata, il respiro si fa più affannoso, le gambe iniziano a tremare, i pensieri si susseguono velocemente: “gli altri sono proprio più forti… e se non ce la faccio?… riuscirò??… “.

Molti atleti,indipendentemente dal livello, si sono trovati almeno alcune volte in questa temibile situazione. Il fenomeno dell’ansia competitiva è estremamente diffuso. Non si tratta di una patologia, ma di una reazione psicofisiologica di attivazione di fronte ad una situazione di stress, di confronto o di minaccia. Il corpo reagisce e si prepara a quelle che sono le richieste della prestazione. La stessa cosa che avviene negli animali per essere pronti a lottare o fuggire ed è quindi un comportamento di sopravvivenza molto utile.

Infatti pensiamo ad un atleta che non sia attivato prima di una gara. La sua prestazione sarà altrettanto scadente di quella di un atleta troppo ansioso. E’ importante quindi conoscere il proprio livello di “attivazione ottimale”, dove non ci si sente né troppo scarico, demotivato o annoiato né troppo agitato e teso. Ogni sport necessita poi di livelli differenti di attivazione: nel tiro con l’arco o nel golf è necessario essere molto più calmi rispetto ad un sollevatore di pesi o di un centometrista che ha bisogno di potenza esplosiva.

Ma come riconoscere i segnali dell’ansia?

Ogni persona reagisce in modo differente: per alcuni sono più rilevanti sintomi fisici: batticuore, mal di stomaco, rigidità muscolare, ecc…; per altri invece sensazioni più mentali come difficoltà di concentrazione, pensieri negativi, calo di memoria, ecc.

In termini pratici è importante chiedersi cosa si avverte all’avvicinarsi della competizione e capire se l’attivazione viene interpretata in termini positivi o negativi. Se un atleta si avvertirà prima di una gara come “teso”, “ansioso”, “nervoso” sarà in una situazione molto differente da un atleta che percepirà il suo stato psicofisico come “grinta”, “carica”, “cattiveria”. Imparare a riconoscere i segnali ed a ristrutturare l’atteggiamento verso l’attivazione è un primo passo importante per poterla gestire al meglio.

Numerose sono poi le tecniche per modulare l’ansia, attraverso un vero e proprio “allenamento”, prima “a secco” e poi “sul campo”.

Attenzione: spesso si confonde questo allenamento con tecniche di rilassamento. Il rilassamento va sicuramente bene per alcuni atleti, ma non per tutti. L’obiettivo infatti non è essere calmi, ma essere pronti e concentrati per la gara, né troppo scarichi, né troppo tesi.

Ogni atleta può trovare quindi le tecniche più adatte, tra le quali vi sono le visualizzazioni, l’ipnosi, le tecniche di mindfulness e l’utilizzo di strumenti di biofeedback, con i quali è possibile monitorare e allenare il proprio stato psico-fisico.

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